Marika Gervasio
MILANO
Timberland punta sulla responsabilità ambientale e, con un nuovo negozio eco-compatibile a Milano e una partnership con Legambiente, scommette sull'Italia che per l'azienda americana di calzature e abbigliamento casual rappresenta il secondo mercato più importante dopo gli Stati Uniti, assieme a Regno Unito e Giappone, con un fatturato di 80 milioni di euro l'anno scorso (+9,7% rispetto al 2005).
Ma significa anche il trampolino di lancio per sensibilizzare consumatori, rivenditori e produttori verso la tutela dell'ambiente e dei diritti umani. «Perché l'Italia è la terra dei sogni, delle passioni – spiega il presidente e amministratore delegato worldwide di Timberland Jeffrey Swartz – e fa tendenza in fatto di moda. E sono sicuro che, se riusciamo a sensibilizzare, in materia di responsabilità sociale e ambientale, i protagonisti italiani del settore, l'attenzione verso questo fattore si diffonderà velocemente in tutto il mondo».
Per questo ieri è stata inaugurata, proprio nel centro di Milano (in Corso Matteotti), la riapertura del flagship Timberland: 250 metri quadrati disposti su due livelli, con le collezioni uomo, donna e bambino, realizzato con arredi riciclati dal vecchio negozio milanese di corso Venezia o acquistati in mercatini dell'antiquariato e antiche botteghe inglesi. Particolare attenzione è stata prestata nella ricerca di materiali naturali e atossici, come le vernici che sono tutte ad acqua, e al risparmio energetico.
Da metà novembre in anteprima mondiale, poi, arriveranno nel negozio milanese gli Earthkeepers, una collezione di scarponcini in edizione limitata realizzati con materiali organici e pellami riciclati, alla quale è legata un'altra iniziativa di Timberland assieme a Legambiente. Si chiama «Plant one on us»: la multinazionale americana si impegna a piantare un albero per ciascun paio di scarponi Eartkeepers acquistato.
«Sulle scatole delle nostre scarpe – aggiunge Swartz – abbiamo anche inserito un'etichetta dove sono indicati il nome e il Paese della fabbrica che ha realizzato il prodotto, il materiale e il tipo di energia che utilizzati e la garanzia che non è stato impiegato lavoro minorile».
|