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GAS: ITALIA A RISCHIO FREDDO E BUIO, PEGGIO DEL 2005
L'Italia è ancora a rischio blackout. Sono passati due anni da quando a causa della crisi tra Russia e Ucraina è stato necessario intaccare le riserve strategiche di gas per evitare il peggio. Ma il quadro é oggi persino più preoccupante e il pericolo di rimanere "al freddo e al buio" esiste ancora. L'allarme arriva dall'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti secondo il quale l'Italia è oggi "più fragile" di due anni fa. Dal 2005 non si è infatti compiuto praticamente nessun passo avanti nelle strutture energetiche e, di fronte all'aumento dei consumi, la situazione potrebbe precipitare. "Ci siamo salvati lo scorso anno, non so - ha avvertito Conti - se potremo salvarci quest'anno".
Una preoccupazione condivisa anche dal ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che sottolinea come dal punto di vista della sicurezza "siamo ancora abbastanza nei guai". L'Italia, ha ribadito, non è riuscita a stare dietro all'aumento dei consumi con investimenti tali da poter "stare tranquilli". La vulnerabilità energetica italiana deriva dalla preponderante dipendenza dal gas estero e soprattutto dalla carenza di infrastrutture.
Rispetto alla crisi del 2005, il numero di gasdotti per l'approvvigionamento è rimasto identico ed immutato è anche il numero di rigassificatori, nonostante da tempo li si indichi come indispensabili. L'unico in funzione è quello dell'Eni a Panigallia, mentre bisognerà aspettare ancora per quello dell'Edison a Rovigo e mancano le ultime autorizzazioni per quello che l'Enel vorrebbe costruire a Porto Empedocle. Passi avanti non sono stati fatti neanche nell'utilizzo di fonti alternative al gas, come il carbone spesso osteggiato a livello locale, come dimostra il caso della centrale dell'Enel a Civitavecchia. Ma in due anni, ha sottolineato Conti, i consumi di gas sono aumentati (siamo a circa 80 miliardi di metri cubi l'anno) a livello domestico, industriale e termoelettrico. In aggiunta, ha sottolineato, c'é anche il blocco di uno stoccaggio da 500 milioni di metri cubi deciso per una errata interpretazione del ministero dell'ambiente.
"Abbiamo bisogno di investimenti per costruire tubi, rigassificatori e centrali elettriche", ha sottolineato Bersani che guarda con preoccupazione alla accelerazione delle "resistenze localistiche" che "crescono come una pianta rigogliosa". Al punto che, forse, aggiunge il ministro, bisognerebbe pensare a dei meccanismi per disincentivare "la pigrizia" e la scarsa collaborazione degli enti locali. "Posto un contributo minimo alla sicurezza nazionale che ogni regione deve dare e posto che si verifichino inadempienze, è ora che cominciamo a far sentire il costo di queste inadempienze", ha detto Bersani. Il peso delle decisioni locali sulla realizzazione o meno delle infrastrutture è stato sottolineato con forza anche dal commissario dell' Autorità per l'energia Tullio Maria Fanelli, che ha suggerito di premiare con prezzi più bassi le popolazioni che accettano la realizzazione di un'opera, facendo pagare invece di più chi la rifiuta: "bisogna evolvere con coraggio verso situazioni in cui ciascuno paga anche per quello che dà".
AL VIA PIANO EMERGENZA BERSANI, PIU'IMPORT, MENO CONSUMI - Per prevenire un'eventuale emergenza gas il ministero dello Sviluppo economico ha da poco varato un decreto per massimizzare le importazioni e si appresta a vararne un altro che punta a contenere i consumi di gas. I provvedimenti si inquadrano in un piano anti-crisi che il ministero predispone quest'anno, come lo scorso anno, per prevenire situazioni limite, come quella verificatasi nell'inverno 2005-2006, con i tagli delle forniture dalla Russia e dall'Ucraina in concomitanza con una stagione invernale particolarmente rigida. La massimizzazione dell'import fissa l'obbligo per le imprese di importazione e di vendita di adeguare le proprie strategie e i relativi contratti di fornitura in vista dell'arrivo dell'inverno e quindi della stagione di massimi consumi di gas.